Dante nella prospettiva del Sannazaro: ipotesi di percorso all’interno dell’universo pastorale dell’Arcadia

Poetarum Silva

arcadia aldina

Per Angela Caracciolò Aricò

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Tra i modelli dai quali il romanzo pastorale del Sannazaro attinge a piene mani, su un piano legato probabilmente più alla suggestione letteraria che non a quella linguistico-formale, la Vita Nuova di Dante ricopre un ruolo di non marginale importanza; e non solo in virtù della struttura data all’opera, ma proprio per la trama e il contenuto del libello dantesco visto come itinerarium mentis in Deum.
È noto, del resto, che la struttura dell’Arcadia risenta più del modello dell’Ameto di Boccaccio (ossia della Comedia delle ninfe fiorentine), senza però che si riconosca nell’opera del certaldese il vero e unico modello come con cieca insistenza ribadirono nell’Ottocento Scherillo e Torraca, e nel primo Novecento Carrara e Flora (quest’ultimo maestro nelle facile etichette).[1] Malgrado ciò, ossia l’insistenza da parte della critica, di quella critica che affossò la fortuna moderna dell’Arcadia

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