Giorgio Cesarano (Milano, 8 aprile 1928 – 9 maggio 1975)

Poetarum Silva

cesarano1

da La tartaruga di Jastov (Mondadori, 1966)

da Il giorno di Capraia

(Il gioco della verità)

«Ciò che non sono… ciò che potrei essere…»
Passa di mano in mano la bottiglia
che di bocche serali accenta pieghe.
È falso, è vero? Seminudi
danno all’aria d’estate una parola
rada, una dubbia
concordia negatrice. Spogliate,
mani di vene e tendini nel ruvido
granito, vanno all’ombra,
furtive, come granchi.
Nascono in qualche gola, per pigrizia,
frasi di comodo, interrotte
canzoni: «il mio amore inutile»,
«il disperato amore», «amore immenso».
Che ne sa il biondo
cauto capo di Nina,
il calmo seno di Matilde
bilanciata malizia per le stoffe
di prezzo e nulla amore?
Scende Demetrio la strada del Porto
con due sue donne ai fianchi.
Ecco chi non si scherma, ecco chi brucia
incautamente: vince
con il piacere insieme verità
dure, ha la bellezza
intiera e se consuma
disillusioni e sé nel tristo…

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