Cobain: Montage of Heck. Recensione

Poetarum Silva

Montage_of_Heck_poster

Abbiamo ascoltato quella musica in ogni dove e centinaia di volte, l’abbiamo fatta nostra quando ancora non sapevamo cosa ci stesse comunicando. Ci siamo adeguati a quello stile: la camicia di flanella, il capello lucido, i jeans strappati, un po’ larghi sul cavallo e sulla gamba; se non alla lettera, abbiamo almeno pensato di farlo. Siamo finiti dentro la stereotipia del grunge ben dopo il suo approdo, fino ai tardi anni Duemila (e oggi), imparando a memoria di cosa si trattasse come già quelli nati negli anni Settanta e nel decennio precedente: il rumore era tutto, una chitarra elettrica doveva farci esplodere la testa ma era soprattutto una voce – urlata, spasimata, minima – a dirci chi eravamo, a spiegarci cosa volevamo. Kurt Cobain avrebbe odiato tutto questo nostro sentire plurimo. A ricordarcelo è Cobain: Montage of Heck di Brett Morgen, docufilm sulla figura del leader dei Nirvana prodotto dalla…

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